Quanto accantonare per le tasse nel forfettario
Che percentuale di ogni incasso mettere da parte per imposta e contributi INPS nel forfettario: tabella per mestiere e un esempio con i numeri del 2026.
In breve: nel forfettario, tra imposta sostitutiva e contributi INPS, se ne vanno di solito fra il 19% e il 32% di quello che incassi, a seconda del mestiere e dell'aliquota (15% o 5%). Una regola prudente: metti da parte il 30% di ogni incasso se paghi il 15%, il 25% se sei nei primi cinque anni al 5%. Se sei artigiano o commerciante e incassi poco, serve di più, perché i contributi minimi INPS si pagano comunque.
Il forfettario ha un vantaggio che diventa una trappola: in fattura non c'è ritenuta d'acconto e non c'è IVA da versare, quindi il bonifico del cliente arriva tutto sul conto. Sembra tutto tuo. Poi arrivano gli F24 di luglio e novembre, e si scopre che una parte di quei soldi non lo era.
Qui trovi come si arriva alla percentuale, una tabella già calcolata per tre mestieri tipo e un metodo semplice per accantonare senza pensarci.
Da cosa dipende quanto pagherai
Nel forfettario le tasse non si calcolano su quello che incassi, ma su una parte. Contano tre cose.
- Il coefficiente di redditività. La legge considera reddito solo una percentuale degli incassi, diversa per tipo di attività, e il resto lo considera spese forfettarie. I coefficienti sono nell'allegato 4 della legge 190/2014: per esempio 86% per costruzioni e impianti (idraulici, elettricisti, edili), 78% per le attività professionali, 67% per le «altre attività» come parrucchieri ed estetiste, 40% per il commercio.
- La cassa INPS. Se sei iscritto alla gestione artigiani o commercianti paghi un contributo fisso sul reddito minimale anche se guadagni poco: per il 2026 il minimale è di 18.808 euro e il fisso è di circa 4.521 euro per gli artigiani (circolare INPS n. 14/2026), più il 24% sulla parte di reddito che supera il minimale. Se sei un professionista senza cassa propria vai in gestione separata: niente fisso, paghi il 26,07% del reddito (circolare INPS n. 8/2026).
- L'aliquota dell'imposta. È il 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni se l'attività è davvero nuova, come spiega la scheda dell'Agenzia delle Entrate sul regime forfetario. L'imposta si calcola sul reddito meno i contributi che hai versato.
La tabella: che percentuale mettere da parte
Abbiamo fatto i conti per tre profili tipo, con i valori INPS del 2026. La percentuale è il totale di imposta e contributi diviso per gli incassi dell'anno.
| Profilo | Aliquota | 20.000 € incassati | 30.000 € | 40.000 € | 60.000 € |
|---|---|---|---|---|---|
| Idraulico o elettricista (86%, artigiano) | 15% | 32% | 31% | 31% | 31% |
| Idraulico o elettricista (86%, artigiano) | 5% | 26% | 24% | 24% | 24% |
| Parrucchiera o estetista (67%, artigiana) | 15% | 29% | 24% | 24% | 24% |
| Parrucchiera o estetista (67%, artigiana) | 5% | 25% | 19% | 19% | 19% |
| Consulente o grafico (78%, gestione separata) | 15% | 29% | 29% | 29% | 29% |
| Consulente o grafico (78%, gestione separata) | 5% | 23% | 23% | 23% | 23% |
Due cose saltano all'occhio. Per chi è in gestione separata la percentuale è sempre la stessa, perché tutto è proporzionale. Per artigiani e commercianti invece sale quando incassi poco: con 15.000 euro di incassi, una parrucchiera al 15% arriva a circa il 36%, perché il fisso INPS da 4.521 euro pesa su una torta più piccola.
Un esempio con i numeri: l'idraulico da 40.000 euro
Marco fa l'idraulico, è in forfettario da sei anni (quindi paga il 15%) e quest'anno incassa 40.000 euro.
- Reddito: 40.000 × 86% = 34.400 euro.
- Contributi INPS: 4.521 euro di fisso, più il 24% di (34.400 − 18.808), cioè 3.742 euro. Totale 8.263 euro.
- Imposta: (34.400 − 8.263) × 15% = 3.920 euro.
- Totale: 12.183 euro, il 30,5% degli incassi. Più o meno 1.015 euro al mese.
Se Marco avesse aperto da due anni e pagasse il 5%, l'imposta scenderebbe a 1.307 euro e il totale a circa 9.570 euro, il 24%.
I conti sono una stima: non includono INAIL, diritto camerale, bolli sulle fatture, eventuali spese del commercialista, e semplificano il fatto che i contributi si deducono nell'anno in cui li versi. Servono a sapere quanto tenere fermo, non a compilare l'F24: quello lo fa il commercialista.
Perché il secondo anno è quello che fa male
Il primo anno di attività non paghi acconti d'imposta: versi solo i contributi fissi INPS, se sei artigiano o commerciante. Il conto arriva l'anno dopo, tutto insieme. Nel secondo anno infatti paghi:
- il saldo dell'imposta e dei contributi del primo anno;
- gli acconti dell'anno in corso, calcolati di norma sul totale dell'anno prima e divisi fra l'estate e il 30 novembre.
In pratica, fra luglio e novembre del secondo anno esce quasi il doppio di quello che ti aspetti. Chi ha accantonato fin dal primo bonifico non se ne accorge; chi non l'ha fatto deve chiedere una rateizzazione o un prestito. Le date precise le trovi nel calendario delle scadenze fiscali della partita IVA.
Il metodo: un conto a parte e una percentuale fissa
Il modo più semplice di accantonare è non decidere ogni volta.
- Apri un secondo conto (o un salvadanaio nell'app della banca) dove vanno solo i soldi delle tasse. Non usarlo per altro.
- Scegli la tua percentuale dalla tabella sopra e arrotonda per eccesso: meglio trovarsi qualcosa in più a novembre che il contrario.
- Sposta la quota a ogni incasso, o al massimo una volta al mese, sempre lo stesso giorno.
- A fine anno confronta il conto tasse con gli F24 che ti prepara il commercialista e aggiusta la percentuale per l'anno dopo.
Se hai una riduzione contributiva (per esempio quella del 35% che i forfettari artigiani e commercianti possono chiedere all'INPS), la percentuale si abbassa: per l'idraulico da 40.000 euro al 15% passa dal 31% a circa il 24%. Ricorda però che anche la pensione futura si riduce in proporzione.
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Il difficile non è il calcolo: è ricordarsi di spostare i soldi ogni volta che entra un pagamento, e sapere a che punto sei dell'anno. Con Planito Professional segni gli incassi in chat mentre arrivano, chiedi quanto hai incassato e ti fai ricordare l'accantonamento.
La percentuale la scegli tu (o il tuo commercialista): Planito non calcola le imposte, ma tiene in ordine incassi e spese per cliente e prepara il report da girare a chi ti segue. Come funzionano movimenti e report lo vedi nella pagina Conti. Per l'abitudine di registrare tutto senza fogli Excel, leggi la guida alla contabilità del forfettario senza complicazioni. E se il problema è che i soldi non arrivano proprio, c'è la scaletta del sollecito di pagamento.
Domande frequenti
Quanto devo mettere da parte per le tasse con la partita IVA forfettaria?
Dipende dal coefficiente della tua attività, dalla cassa INPS e dall'aliquota. Per la maggior parte dei mestieri si sta fra il 19% e il 32% degli incassi. Se non sai da dove partire, accantona il 30% al 15% e il 25% al 5%, poi correggi a fine anno con il commercialista.
Le spese che sostengo abbassano le tasse nel forfettario?
No. Nel forfettario le spese reali non si deducono: al loro posto c'è il coefficiente di redditività, uguale per tutti quelli della tua attività. Gli unici importi che si sottraggono dal reddito sono i contributi previdenziali obbligatori versati.
Perché il secondo anno di partita IVA pago così tanto?
Perché il primo anno non si versano acconti d'imposta. Nel secondo anno paghi insieme il saldo del primo e gli acconti del secondo, quindi in pochi mesi esce quasi il doppio. Accantonare fin dal primo incasso evita la sorpresa.
Conviene mettere da parte anche per l'IVA?
Nel forfettario no: non addebiti l'IVA in fattura e non la versi. Se invece passi al regime ordinario, per esempio perché superi la soglia dei ricavi, l'IVA incassata non è tua e va accantonata per intero, oltre a imposte e contributi.
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